La chiesa di Sant’Arcangelo a Ruvo di Puglia: molte ipotesi, poche notizie

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Nell’omphalos della città, stretto tra viuzze lastricate in pietra, archi ed edicole votive, si apre il riservatissimo largo Sant’Arcangelo, testimonianza toponomastica dell’antico culto micaelico nella città di Ruvo di Puglia.

Come per il largo San Carlo e il largo San Giovanni, la denominazione stradale è stata mutuata nei secoli dalla presenza di una chiesa, probabilmente di ridotte dimensioni e dedicata al principe delle milizie celesti, l’Arcangelo per eccellenza.

Nulla sappiamo di questa chiesa: mai citata nelle relatio ad limina dei vescovi ruvesi ad oggi edite(1)) e sembra dimenticata dalla maggior parte degli storici locali che hanno indagato le vicende religiose della città. Uno dei pochi ad occuparsene è stato Francesco Iurilli che nel suo corposo lavoro ha tentato di delinearne le vicende, dando per certe ipotesi e supposizioni.

Secondo l’autore la chiesa faceva parte integrante del convento di suore della Maddalena che aveva l’ingresso da via Specchia, e precisamente dal civico n. 3. L’architrave di tale ingresso porta ancora scolpite figure di suore(2)

Quanto raccontato da Iurilli, come si può immaginare, è alquanto fantasioso e senza alcun riscontro storico: il citato ordine di Maria Maddalena (3), fondato nel 1227 dal canonico germanico Rodolfo di Worms, si diffuse soltanto in area tedesca e belga e non ebbe diffusione nell’Italia meridionale. Ruvo, nella sua storia, ha visto la presenza del solo ordine benedettino femminile col monastero di San Matteo(4).

Lo stemma in via Specchia, all’attuale civico 38, più che suore raffigura una sequenza di conchiglie: tre in alto, due al centro, una in basso(5).

Stemma dei vescovi Rocca di Molfetta e Ruvo (fonte: nota 6)

La composizione dell’arma riprende, senza modifiche, lo stemma episcopale del vescovo Antonio de Rocca scolpito sul portale principale della Cattedrale ruvese. Il vescovo, proveniente dalla nota famiglia ruvese, resse la diocesi tra il 1480 e il 1486(6). Alla famiglia si deve l’edificazione dell’attuale Palazzo Spada in via Veneto che, nell’atrio centrale, presenta un complesso ciclo scultoreo rinascimentale. Proveniva dalla stessa famiglia, che nell’anno 1723 fu reintegrata alla Nobiltà di Trani(7), anche il vescovo di Molfetta Andrea de Rocca(8).  il cui stemma raffigura la stessa sequenza di conchiglie.

Pare chiara, quindi, l’attribuzione dello stemma di via Specchia alla nobile famiglia Rocca ma restano, comunque, nessi all’Arcangelo. Le valve sono rappresentate secondo il topos della “conchiglia di san Michele”: non hanno, infatti, le ‘orecchiette’ e mostrano la sola parte esterna come avviene nel collare dell’ordine cavalleresco dedicato allo stesso santo ed istituito nel 1469 dal re Luigi XI di Francia. I cavalieri portavano un collarino d’oro formato da piccole conchiglie unite da un doppio cordone e al quale era appesa una medaglia d’oro con l’immagine dell’Arcangelo Michele che calpesta il drago(9).

Il toponimo è già attestato nel 1658, è citato infatti nella Platea del Capitolo Cattadrale, ma le uniche notizie ad oggi certe della chiesa provengono dal Catasto Onciario di Ruvo di Puglia, redatto nel 1752 e conservato all’Archivio di Stato di Napoli(10).

Tra i beni beneficiali del Rev.do Sig. don Giuseppe Angelo Tammeo di Terlizzi vi era una chiesa diruta dentro questa Città [di Ruvo], chiamata S. Arcangelo.

Sappiamo, quindi, che in quell’anno la chiesa era completamente in rovina ma il beneficio omonimo continuava a dare discreti frutti al suo rettore. Il beneficio sotto il titolo di Sant’Arcangelo a cui spettava la chiesa omonima fu eretto in Ruvo in Patronato laicale dell’Illustre Marchese Rocca di Napoli(Archivio di Stato di Bari sez. di Trani, Repertorio del Notaio Giovanni Antonio Marinelli)), nel corso del XVIII secolo. Il marchese Orazio Rocca era un colto galantuomo di Ruvo. Il Duca di Andria lo perseguitò. Dovè rifuggirsi in Napoli Ivi furono ammirati i suoi talenti (11).

Da quanto riportato nel catasto, il presbitero terlizzese, ordinato intorno al 1738(12), aveva diritto al possesso di: Vigne dodeci a Monserino giusta questo R.mo Capitolo e Bosco di S. Eugenia. Capitale di docati sessantacinque sopra li beni del Mag.co Nicolantonio Pellegrino

Poteva invece esigere per tanti Censi enfiteutici, annui docati ventisette e carlini tre da diversi particolari Cittadini di Terlizzi, buonatenenti in questa città.

Riducevano il patrimonio beneficiale i pesi imposti dal fondatore del diritto: annui docati tredeci per messe cento e quattro per l’anima del fondatore, e annui ducati quarant’otto per spoglie.

È plausibile che la chiesa, di lì a poco, sarebbe stata completamente abbattuta o restaurata ed adibita a usi civili: non è citata nell’elenco delle chiese cittadine redatto a inizio Ottocento (13). Nella prima pianta catastale della città (1872) la conformazione planimetrica del quartiere pare simile a quella attuale, confermando l’assenza del tempio.

Il Vescovo di Montepeloso si fregia del titolo di Abate di S. Sabino di Ruvo nel 1815

Di una chiesa cittadina intitolata a san Michele Arcangelo vi è però notizia già in un documento papale del 1123. Il documento, trascritto dal tedesco Kehr nel 1903 e riportato anche dal francese Duchesne, cita alcuni beni spettanti alla badia di Santa Maria de Juso in Montepeloso (attuale Irsina in Basilicata): oltre alla nota chiesa di San Sabino (donata nel 1082 e in capo alla badia fino all’Ottocento), appartenevano alla badia lucana anche la chiesa di San Bartolomeo (14) e una chiesa dedicata a San Michele. Recentemente si è identificata questa chiesa con la primitiva chiesa di sant’Angelo ma, nell’assenza di documenti, non si può escludere una sua ipotetica identificazione con la nostra chiesa intramoenia dedicata al Santo Arcangelo Michele.

Con la scomparsa della chiesa non si è però affievolita la fede degli abitanti di quella porzione di città antica: su un architrave in via Specchia 36 vi è incisa una poco leggibile croce patente mentre giusto sotto l’arco che da via Fico conduce a largo Sant’Arcangelo vi è un graffito sulla parete raffigurante la croce e i simboli della Passione. Davanti all’incisione fu posto, negli anni, un quadretto a tempera raffigurante il Cristo portacroce del Carmine: il veneratissimo “Calvario”, qui come in molte altre strade cittadine, era festeggiato il 3 maggio con una semplice ma devotissima festa di quartiere.

Oggi questi riti tradizionali sono scomparsi ma l’edicola resta a perpetuare il ricordo di un passato lontano ma ancora presente.

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Note   [ + ]

1. L. Palumbo, L’isolamento dei vescovi del Mezzogiorno tra ‘600 e ‘700. Il caso della diocesi di Ruvo, in «Rivista di Scienze Religiose», V (1991
2. Iurilli, p. 309-310
3. https://it.wikipedia.org/wiki/Ordine_di_Santa_Maria_Maddalena)
4. Si veda in merito: AA.VV., Il Monastero delle Benedettine di San Matteo in Ruvo, Terlizzi 2015
5. La questione è stata al centro di un dibattito sulle colonne de ilRubastino tra lo Iurilli e don Vincenzo Pellegrini – si vedano i numeri n. 3 del 1971 e n. 1 del 1972
6. Cronotassi, Iconografia ed Araldica dell’Episcopato Pugliese, AA.VV., Bari 1986, p. 272
7. Raccolta delle vite: e famiglie degli uomini illustri del regno di Napoli, Milano 1755, p. 112
8. Cronotassi, Iconografia…, cit., p. 231
9. L. Bruno, G. Bruno, La conchiglia come simbolo, Trapani 2010, p. 33
10. Il catasto è stato studiato analiticamente da F. Di Palo in Nobili magnifici clero bracciali. Immagini di Ruvo in età moderna, in Rubi Fortissima Castra. Ruvo di Puglia tra storia e architettura, a cura di F. De Mattia, Molfetta 1997. A pag. 67 è pubblicata la notizia relativa alla chiesa di Sant’Arcangelo.
11. S. Fenicia, Ode anacreontica sulla Ruvo Appula, Bari 1836, p. 48
12. L’Archivio Diocesano di Terlizzi, a cura di D. Porcaro Massafra, Molfetta 1994-1997, vol. I, p. 90
13. Archivio di Stato di Bari, Intendenza di Terra di Bari, Culto e dipendenze, Stato delle chiese di Ruvo, 18 settembre 1809
14. v. nostro recente articolo
Precedente Deceduto Mons. Vincenzo Pellicani