Ruvo di Puglia “ritrova” la gioia dei madonnari nel segno di don Tonino Bello

“Il primo disegno Io feci a Ruvo di Puglia nel settembre del 1989 durante la festa dei Santi Medici, non direttamente sull’asfalto, ma su un lenzuolo rosso. Disegnai più per le insistenze di due amici che per mia iniziativa. Giacomo e Vincenzo li avevo conosciuti in quei giorni, vendevano palloni gonfiabili ed io i miei quadri. A dire il vero non vendevo molto e proprio per questo decisero di convincermi a fare quel disegno. L’esperienza fu difficile ed esaltante, per la prima volta mi sentivo chiamare “MAESTRO,” che dalle nostre parti è un gran titolo, quasi una onorificenza.”(1)

Le memorie di Raffaele Altieri, artista ancora in attività, raccontano di una tradizione scomparsa nella nostra cittadina: l’arte dei madonnari. Fino agli anni Novanta, durante la festa patronale dell’Ottavario e la festa dei Santi Medici a Settembre, il bigio asfalto si trasformava in un gigantesco libro d’ore. Santi, madonne, allegorie sacre si palesavano sin dalle prime ore del mattino per essere “sommerse” di monetine e banconote durante i tre giorni di festeggiamenti. Artisti popolari, interpreti di questo ramo dell’arte sacra, raggiungevano Ruvo dalla Puglia e dalle regioni vicine, tappa obbligata di un tour tra le principali feste patronali.

L’inevitabile progresso ha ingiustamente assorbito questo e altri riti di festa ma il loro ricordo è rimasto impresso nei ruvesi. Lo ha ben dimostrato la riuscitissima iniziativa dell’associazione Apuliae Terrae che il 20 e il 21 maggio 2019 ha fatto rinascere la bellezza di quest’arte col primo Festival Internazionale dei Madonnari. In occasione della festa popolare della Madonna delle Grazie, undici artisti da ogni parte del mondo (da Africa, Europa e Stati Uniti) hanno interpretato le parole di don Tonino Bello, dedicate a “Maria, donna dei nostri giorni”, in un percorso spirituale e artistico tra mondo di oggi e mondo di ieri, tra Caravaggio e Steve McCurry, tra Vergini del Selfie e Virgo Lactans.

Siamo sicuri che il Servo di Dio Don Tonino Bello, innamorato della Vergine, abbia posato ancora una volta lo sguardo sulla nostra Madonna delle Grazie come quel 20 aprile di ventun anni fa, affidando la città a lei, Madonna “di casa” tra le case.

«Mentre parla il nostro dialetto. Esperta di tradizioni antiche e di usanze popolari. Con gli abiti del nostro tempo. Che non mette soggezione a nessuno. Che si guadagna il pane come le altre. Che parcheggia la macchina accanto alla nostra. Donna di ogni età: a cui tutte le Figlie di Eva, quale che sia la stagione della loro vita, possano sentirsi vicine.» (d. Tonino Bello)

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Note   [ + ]

1. R. Altieri, C’erano una volta… i tingisanti, Lecce 2018, p. 16
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