Ruvo e il Fascismo: dalle opere-segno al confino. Primi appunti per una storia da raccontare.

Sui resti di un’Italia sfregiata dalla prima Guerra Mondiale, negli anni Venti del Novecento apparvero i primi “Fasci di combattimento”, movimenti che facevano del nazionalismo la loro bandiera e che nacquero facendo leva sui “bollenti spiriti” di certi giovani, infiammati dalle idee avanguardiste del tempo.

I Fasci si svilupparono presto in quasi tutte le città d’Italia e affiorarono anche a Ruvo, nonostante qualche iniziale difficoltà. Ne dà conto al “Popolo d’Italia” il giovane ruvese Luigi Terlizzi che il 4 aprile 1919 scriveva  “Però, io son riuscito tanto a Ruvo, quanto a Capurso di dar vita a due “nuclei” di arditi, che formeranno – col tempo – i due “fasci di combattimento”(1). Ciò accadde e, come è facile immaginare, il movimento ruvese seguì le sorti di quello nazionale che, con l’arrivo di Mussolini e con la marcia su Roma, si trasformò nel Partito Nazionale Fascista. Come sottolinea Iurilli, fu il senso della disperazione il generatore del fascismo, al quale si credette di obbedire pur di godere un po’ di pace e tranquillità(2).

Adunata fascista in piazza Regina Margherita (oggi piazza Matteotti) - tratta dal Calendario 2015 della Pro Loco di Ruvo di Puglia (archivio fotografico F.P. Paparella)

Adunata fascista in piazza Regina Margherita (oggi piazza Matteotti) – tratta dal Calendario 2015 della Pro Loco di Ruvo di Puglia (archivio fotografico F.P. Paparella)

Il simbolo del PNF e del comune di Ruvo su un chiusino in via Madonna

Il simbolo del PNF e del comune di Ruvo su un chiusino in via Madonna

Del ventennio fascista sono rimaste a Ruvo alcune importanti opere-segno che potremmo definire come la trasformazione in cemento, tubazioni e mattoni delle idee di rinascita che Mussolini aveva in mente per la nostra nazione. Tra queste non possiamo dimenticare la creazione della prima rete fognaria (1933); la sistemazione di alcune strade; la conclusione dei restauri della Cattedrale, definiti grandiosi e voluti dal Duce in una cronaca giornalistica del 1936(3) e ricordati con una lapide apposta sulla controfacciata; la costruzione del Cinema Vittoria nel 1935, per volontà di Giuseppe Ciliberti(4).

Lapide a ricordo della conclusione dei restauri della Cattedrale di Ruvo

Lapide a ricordo della conclusione dei restauri della Cattedrale di Ruvo

La deriva razzista del fascismo, che si ispirò direttamente alle azioni attuate da Hitler in Germania, annullò, però, qualunque aspetto positivo di queste opere mostrando la vera faccia che ogni regime totalitario ha: l’insensatezza, la ferocia e la violenza. Le leggi razziali fasciste furono lette per la prima volta il 18 settembre 1938 a Trieste da Benito Mussolini e vennero subito diffuse ovunque dalla efficace e massiva propaganda.

Anche nelle scuole, come ben racconta Benigni nel film pluripremiato “La Vita è Bella”, si tennero convegni e incontri per raccontare la falsa superiorità della razza ariana sulle altre.

pagella

Una pagella di una giovane ruvese del 1930

Ciò avvenne anche a Ruvo, dove nell’edificio scolastico “Principe di Piemonte”, oggi Giovanni Bovio, si tenne una conferenza sul tema “Fascismo e ebraismo”, come annunciato dal segretario del fascio ruvese al segretario federale di Bari il 27 gennaio 1940(5). Durante il regime fascista la scuola ebbe un ruolo fondamentale nell’educare alla disciplina e al rispetto delle norme, sfruttando la malleabilità delle giovani menti di quei bambini che sarebbero presto diventati adulti.

Tra tessere del partito, tessere del pane e raccolte di metalli per la patria(6), però, vi sono stati alcuni uomini e donne ruvesi che hanno lottato per la loro e per la nostra libertà, scontando anche alcuni periodi di galera e di confino. Ricordiamo, in un elenco non esaustivo: Giovanni Ficeli, arrestato il 12 dicembre 1935 per aver tentato di ricostituire il partito comunista a Ruvo e quindi confinato a Ventotene e Lagonegro per tre anni; Domenico Di Terlizzi, arrestato nel 1940 per frasi offensive nei riguardi del duce e mandato al confino ad Ustica per tre anni e qualche mese; Pasquale Lovino e Michele Pellicani, arrestati per propaganda avversa al regime e confinati a Ventotene nel 1937(7).

A questi uomini e a tutte le vittime dei regimi totalitari possiamo dedicare una sola parola: grazie. Per aver combattuto per la libertà di parola, di opinione e di pensiero a cui oggi, purtroppo, non si da più valore; per essere riusciti a raccontarci con il loro sacrificio una realtà lontana ma che spesso torna a bussare alle nostre porte; per averci consegnato un mondo migliore, seppur ancora maledettamente imperfetto.

Ruvo di Puglia, 27 gennaio 2017.

La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere. (Art. 1 e 2 della legge n. 211 del 20 luglio 2000)

Note   [ + ]

1. P. Nello, L’ Avanguardismo giovanile alle origini del fascismo, Bari 1978, p. 82
2. F. Iurilli, Ruvo di Puglia nella preistoria e nella storia, Trani 1971, p. 348
3. V. Pellegrini, Ruvo di Puglia Cattedrale, Terlizzi 2012, p. 96
4. V. Ieva, F. Maggiore, Territori del cinema: Stanze, luoghi, paesaggi. Un sistema per la Puglia, Roma 2013, p. 236
5. Istituto pugliese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea. Archivio di Stato (Bari), Leggi razziali in Puglia: con testimonianze e documenti, Bari 2009, p. 180
6. Ricordiamo che durante il fascismo vennero donati alla patria la statua del monumento ai caduti di piazza Bovio e altri pezzi in bronzo. Cfr M. Lotito, La memoria ritrovata perché dopo 67 anni, Altamura 2009
7. Per le schede e gli elenchi completi dei confinati ruvesi si veda: K. Massara, Il popolo al confino. La persecuzione fascista in Puglia, Roma 1991

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