La vetusta chiesa di Sant’Agnese a Ruvo di Puglia

Corrado Giaquinto, S. Agnese o allegoria della mansuetudine, XVII - XVIII sec., collezione privata
Corrado Giaquinto, S. Agnese o allegoria della mansuetudine, XVII – XVIII sec., collezione privata

Il 21 gennaio il calendario della Chiesa cattolica commemora la giovane martire Agnese. Vittima delle persecuzioni contro i romani, Agnese rifiutò l’adorazione degli dèi e anche le avances del figlio del pretore. Venne condotta nuda in un bordello ma i suoi capelli crebbero a dismisura fino a coprirla completamente. Il giovane che la seguiva, per approfittare di lei, venne strangolato da un demone ma la santa lo resuscitò. Dovette, quindi, rispondere dell’accusa di stregoneria e venne condannata al rogo che, però, si spense al suo arrivo. Fu quindi sgozzata come un agnello perché, come ebbe a dire sant’Ambrogio “ella era mite ed umile” come quell’animale.

Presentazione di due agnelli al Papa Leone XIII (da La Tribuna Illustrata della Domenica, 29.01.1899)
Presentazione di due agnelli al Papa Leone XIII (da La Tribuna Illustrata della Domenica, 29.01.1899)

Il legame con l’agnello, derivante anche dall’assonanza col nome della giovane, consentì la radicazione di un’usanza particolare: nel giorno della memoria il Papa benedice alcuni agnelli la cui lana viene usata dalle monache di sant’Agnese a Roma per la confezione dei palli di patriarchi e metropoliti cattolici.

La diffusione della devozione alla santa, protettrice delle vergini, delle fidanzate, dei giardinieri e dei tricologi, è molto antica. Già agli inizi del V sec., sant’Agnese godeva di una grande notorietà nella Chiesa e due secoli dopo la sua festa era celebrata ovunque. Il suo nome fu inserito nella lista dei Martiri del “Nobis quoque” nel Canone della Messa ambrosiana (la prima tra le donne ricordate), romana (al quinto posto) e franco-celtica (al secondo posto)(1). A partire dal VII secolo si diffusero anche chiese dedicate alla santa, testimonianza della grande venerazione deputata alla giovane vergine.

21 Gennaio 2015. Papa Francesco benedice due agnelli
21 Gennaio 2015. Papa Francesco benedice due agnelli

Una chiesa dedicata a sant’Agnese venne edificata anche nella città di Ruvo, prossima al tratto di mura non interrotto prospicente l’attuale corso Cavour. Nella Matricula della Cattedrale di Ruvo l’edificio sacro è più volte ricordato nell’elencazione delle proprietà donate al Capitolo. Il dominus Americus donava un ortus prope ecclesiam Sancte Agnetis(2), Maraldus de Mundo lasciava invece domum unam prope ecclesiam Sancte Agnetis (Ivi, p. 340) e altrettanto faceva anche il dominus Salvatus (Ivi, p. 371). Dalle stringate descrizioni apprendiamo, quindi, che la chiesa era circondata da edifici ma anche da zone erbose. L’ortus citato potrebbe coincidere con il cosiddetto “Buccettolo della Strignatora”, citato in diverse fonti e prospicente l’attuale via San Carlo. Vincenzo Pellegrini ritiene la chiesa coeva della Cattedrale e, negli anni Novanta del Novecento, riferiva di ammirarne ancora alcune vestigia in una civile abitazione(3).

La strada della Strignatora a Ruvo
La strada della Strignatora a Ruvo

La chiesa, però, potrebbe essere già scomparsa prima della metà del Seicento. Nella Platea del Capitolo Cattedrale del 1658, infatti, non vi è riportato alcun riferimento, neanche toponomastico, alla chiesa. Lungo la strada della Strignatora, che appare densa di abitazioni, bassi e sottani, sono citati solo il forno vecchio, il vico dove sta dipinta l’immagine della Madonna santissima (riconducibile all’attuale vico 2° Fravina e ancora riportato con l’antica dedicazione alla Vergine nella mappa di impianto del catasto del 1874), il trappeto, il vico del buccolo della strignatora, il vico delle perole di d. Muzio e d. Martino Blonda (attuale vico Pergola) e il vico delli molini dell’ecc.mo sig. Duca.

Secondo Iurilli, la chiesa di Sant’Agnese era di diritto beneficiale e il relativo ius fu conservato dalla famiglia del medico Camillo Cervone(4). Sono assenti, però, riferimenti a questo dato.

L'attuale largo Sant'Agnese
L’attuale largo Sant’Agnese

Una certa devozione alla santa, però, non si spense subito. Da un inventario di inizio Ottocento rileviamo, infatti, che nella chiesa di San Domenico vi era un ovale di circonferenza di palmi 8 raffigurante la santa e forse posto su un altare a lei dedicato(5). Il dipinto, insieme a molti altri citati nello stesso documento, è oggi scomparso. Risalirebbe all’inizio del Novecento la statua in cartapesta raffigurante la santa secondo la tradizionale iconografia. La statua rientra nel patrimonio della chiesa di San Domenico ed è attualmente riposta in ambienti parrocchiali poiché necessita di restauro.

Sono queste le ultime memorie dell’antica devozione dei ruvesi alla martire Agnese, tracce che, per fortuna, grazie alla toponomastica e ai documenti sono per sempre salve dall’oblio.

Note   [ + ]

1. http://www.ortodossia.it/w/index.php?option=com_content&view=article&id=1626:sant-agnese-venerazione-e-culto-liturgico&catid=152&Itemid=334&lang=it#_ftn5
2. F. Ficco, La “Matricula” della Cattedrale di Ruvo. Un obituario inedito del ‘300, in Odegitria XII, 2005, p. 323
3. V. Pellegrini, Ruvo Sacra, Fasano 1997, p. 125
4. F. Iurilli, Ruvo di Puglia nella preistoria e nella storia, Trani 1971, p. 309
5. F. Di Palo, La chiesa e il convento del SS. Rosario (San Domenico) a Ruvo, Fasano 1998, p. 100
Precedente Buon Natale! Successivo Ruvo e il Fascismo: dalle opere-segno al confino. Primi appunti per una storia da raccontare.