S. Maria di Costantinopoli. Dalla cappella nella chiesa di sant’Angelo alla cappelluccia esterna.

Cappella e chiesaEsiste tutt’ora sul limitare dell’Ospedale di Pietà, all’angolo tra via I Maggio e corso Piave, una cappelluccia che ospita un’immagine della Madonna Odegitria, nota anche come Madonna di Costantinopoli.

La presenza di questa cappella sull’antica via Sant’Angelo non è casuale ma ricorda un antico altare di patronato esistente nella quattrocentesca chiesa di San Michele Arcangelo.

Il culto alla Madonna di Costantinopoli ha origine, secondo la tradizione, nell’VIII secolo, quando durante l’iconoclastia, l’immagine di Maria che mostra la Via del Cielo che è Cristo giunse a Bari. Secondo la leggenda formulata dall’abate Calefati nel Settecento, due monaci, che volevano trasferire l’icona da Costantinopoli a Bari, s’imbarcarono su una nave che, per volere divino, fu dirottata sulle coste baresi dove il Vescovo dell’epoca accolse la Madonna e la portò nella Chiesa Cattedrale dove è da allora venerata.

L’immagine attuale della Vergine risale al 1500 ma modificata nel Settecento, quando fu sovrapposta una copertura metallica e la mano, che sull’originale era all’altezza delle ginocchia, fu nascosta e rifatta all’altezza del petto. Una radiografia eseguita al Policlinico di Bari in occasione degli ultimi restauri, fece emergere questa modifica e si stabilì di riportare l’immagine all’origine, mostrando comunque con un artificio tecnico l’icona tradizionale.

Madonna Odegitria  Quadro dopo restauro

Fu proprio nel Cinquecento che il culto per la Patrona secondaria della Terra di Bari si diffuse in molte cittadine tra le quali anche Ruvo.

Cattedrale ZTRisale al 1539, infatti, l’icona della Vergine ancora oggi venerata in Cattedrale e opera del pittore anonimo identificato dalla sigla ZT. L’immagine era venerata nella Maggiore Chiesa di Ruvo in una apposita cappella che si apriva nella terza campata della navata destra(1).

Un’altra raffigurazione della Madonna venuta dall’Oriente era dipinta su una parete concava della chiesa di sant’Antonio abate, precisamente in cornuepistolae(2) e anche nella chiesa del SS. Rosario dei padri domenicani (esistente sul sito della chiesa di san Domenico) vi era una cappella dedicata alla Madonna sotto questo titolo(3).

La storia della cappella della Madonna di Costantinopoli nella chiesa di sant’Angelo ha inizio con il testamento dei coniugi Luigi de Lampis e Francesca Acquaviva, redatto per mano del Notaio Andrea Matteo Berarducci di Bisceglie il 31 Luglio 1545.

I coniugi, esponenti di due notabili famiglie della città, lasciarono al Reverendo Capitolo di Ruvo un parco circondato di pareti alla […] Pescina del Mango giusto lo beneficio del R. D. Vito Brucoli, li beni di Troiano Caputi ed altri confini […] con altre vigne quaranta di chiuso nella via del Monte detto il Checarello con obbligo che il R.C. ogni anno in perpetum andasse la sera e la mattina della festività di S.ta Maria di Costantinopoli che si celebra il primo martedì di marzo nella Chiesa del Venerabile Monastero de’ Padri minori d’osservanza a cantare sen celebrare ivi solennemente le prime Vesperi la sera e poi la mattina di detta solennità la Messa(4).

Oltre a questi obblighi, i coniugi stabilirono la celebrazione di una esequia con Responsorio de’ morti nella Cappella di S.ta Maria di Costantinopoli del quondam Luigi de Lampis in detta chiesa eretta e fondata tanto per l’anima di esso qm. Luiggi, quanto per l’anima della detta qm. Francesca Acquaviva sua moglie(5).

La cappella fu quindi fondata per volontà della famiglia de Lampis già nel 1545 e fu sempre destinataria di donazioni e legati, come quello di Federico Pepe che nel 1561 legò 6 ducati per un anniversario l’anno da celebrarsi in perpetumalli cinque d’Agosto con l’obbligo per il Capitolo di convenire processionalmente alla chiesa conventuale(6).

Non sappiamo che tipo di raffigurazione, tanto venerata, ospitava la cappella ma possiamo ipotizzare che si trattasse di una tela o una tavola di un certo valore, visto l’importante corredo di immagini cinquecentesche e seicentesche giunte fino ai giorni nostri(7).

Nel 1668 la famiglia Fenicia risultava titolare del beneficio di patronato eretto nella cappella(8), forse in seguito a particolari donazioni o al trasferimento del titolo per l’estinzione della famiglia de Lampis(9).

Con il crollo della chiesa avvenuto all’inizio del settecento, la cappella scomparve tanto che con la successiva riedificazione, avvenuta tra il 1748 e il 1775, il titolo della Madonna di Costantinopoli risulta del tutto assente.

Foto d'epoca. Si nota sulla destra la Cappella della Madonna di Costantinopoli.
Foto d’epoca. Si nota sulla destra la Cappella della Madonna di Costantinopoli.

Il culto e la devozione alla Vergine, però, non si spensero. Nell’Ottocento, infatti, venne edificata accanto al primo nucleo dell’Ospedale di Pietà una cappellina(10) nella quale fu posta una riproduzione dell’immagine della Vergine venerata a Bari. L’immagine, posta in una cornice lignea scura, raffigura la Madonna di Costantinopoli coperta dalla riza argentea ed adornata con corone auree e numerosi donativi preziosi dei devoti.

In seguito alla realizzazione della nuova ala dell’Ospedale di Pietà, la cappella fu ricostruita e, come risulta da una fotografia d’epoca, sulla facciata era posto uno stemma litico raffigurante san Michele Arcangelo, del quale se ne ignora la provenienza.

Cappella 1970

Quadro
Il quadro venerato nella Cappella

Tra il 1972 e il 1973 anche questa cappella fu abbattuta(11) e fu ricostruita nelle forme attuali all’angolo tra via I Maggio e corso Piave. Con l’abbattimento si persero anche le tracce dello stemma raffigurante l’Arcangelo.

All’interno è rimasta, vigile sul nosocomio e su tutti i passanti, l’immagine della Vergine di Costantinopoli alla quale molti ruvesi, sin dal XVI secolo, sono affezionati devoti.

Cappella

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Note   [ + ]

1. M. Civita, Stagioni di una Cattedrale. Ruvo di Puglia, Fasano, 1993, p. 192
2. C. Bucci, Delle antiche chiese di Ruvo, Terlizzi, 2015, p. 46
3. F. Di Palo, La Chiesa e il Convento del Santissimo Rosario (S. Domenico) a Ruvo, Fasano, 1998, p. 74
4. Fons Perennis Cathedralis Ruborum, 1658, f. 47
5. Ibidem
6. Fons Perennis Cathedralis Ruborum, 1658, f. 14 t.; V. Pellegrini, Ruvo Sacra, Fasano, 1994, p. 200
7. Si tratta dei dipinti raffiguranti la Madonna degli Angeli (GasparHovic, 1598), l’Adorazione di Pastori (GasparHovic, 1613 – proveniente dalla Cappella Avitaya) e san Salvatore da Horta(Nicola Gliri, 1680).
8. C. Bucci, Dalla Ruvo “nobile e aristocratica”, in Rubi Fortissima Castra, a cura di F. De Mattia, Molfetta, 1997, p. 132
9. Francesco A. Bernardi riporta che le ultime notizie documentali della famiglia risalgono al 1559 – F. A. Bernardi, Ruvo Nobile e Magnifica. Note di araldica e storia civile di famiglie ruvesi, Ruvo di Puglia, 2008, p. 102
10. V. Pellegrini, Ruvo Sacra, cit., p. 200
11. Documenti fotografici, in Il Rubastino, Novembre-Dicembre 1972, p. 5
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