Le Quarantore al Carmine: rimedio contro le intemperanze di Carnevale

Quarantore CarmineUn’antica tradizione si ripete ogni anno negli ultimi giorni del Carnevale. Si tratta delle solenni Quarantore, l’esposizione del Santissimo Sacramento che si tiene, a Ruvo, nella Chiesa del Carmine. Nella Oratio quadraginta horarum si onora Gesù Cristo ricordando le quaranta ore in cui giacque nel sepolcro durante la Settimana Santa. Oltre che in alcune particolari festività, nel XVII Sec. le solenni Quarantore furono introdotte anche nei tre giorni precedenti il mercoledì delle Ceneri come rito sacro da opporre alle intemperanze del carnevale.

Anche a Ruvo nella chiesa del Carmine, si celebravano nel XVII sec. le solenni Quarantore nella Domenica di Quinquagesima, l’ultima Domenica del tempo di Carnevale, e nei due giorni successivi.

Ne danno puntale notizia, le Regole della Congregazione dell’Oratorio di S.ta Maria del Carmine, l’odierna Arciconfraternita del Carmine, che, impregnate delle pratiche devozionali ispirate dai Gesuiti diffusori di questo rito, disciplinavano la vita e le opere dei Confratelli. Le Regole furono approvate il 14 Settembre 1675 da Clemente X.

Nelle Regole si legge: “Si farà due volte l’anno l’orazione delle Quarant’ore nella Chiesa dell’Oratorio con ogni sollecitudine, sollenittà, e divozione, così dalli fratelli, come da chi altra persona divota vorrà venire in detto Oratorio per l’orazione, una volta sarà il giorno di S. Marco nel mese d’aprile […] l’altra volta sarà la Domenica della Quinquagesima, acciò alcuna persona venga al detto Oratorio, e si levi da qualche scandalo, che potria succedere, in quelli estremi giorni di Carnevale, e pregare il Signore, che riduca il peccatore alla conversione, e si faccia buono cristiano.(1)

Le regole stabilirono, inoltre, i compiti degli Officiali della Congrega che “stiano in officio sei mesi”. Tra gli Officiali vi è il Prefetto che, tra i diversi compiti, “tenerà pensiero di fare l’orazione delle Quarant’ore”.(2)

La Platea dell’Arciconfraternita ricorda, inoltre, che per i consociati del Carmine che avessero visitato la chiesa nella domenica di Quinquagesima, era possibile lucrare anche un’indulgenza settennale, pari a quella ottenibile nella festa di san Marco, nella festa della Madonna del Carmine, nella festa dell’Angelo Custode e in quella di san Vito. (3)

Quarantore Carmine OstensorioQuesta tradizione assunse molta importanza nel panorama religioso ruvese, tanto da essere ricordata anche nelle regole della Confraternita della Purificazione – Addolorata, fondata nel 1719 dal gesuita Domenico Bruno del Collegio di Bari. Le regole del 1777 prevedevano, infatti, che “nella domenica di Quinquagesima facendosi l’esposizione del venerabile nella Chiesa del Carmine […] si portino processionalmente a visitare Gesù Sacramentato”.(4)

L’ostensorio, ancora oggi utilizzato nelle Quarantore, risale agli inizi del Settecento ed è opera napoletana dell’argentiere Cristofaro Mellino. Nelle fonti vi è traccia anche di un ostensorio più antico, acquistato a Napoli per quaranta ducati nel 1617.(5)

Ancora oggi si tiene, negli ultimi giorni di Carnevale, la solenne esposizione del Santissimo Sacramento nella Chiesa del Carmine, costituendo un baluardo di silenzio e meditazione mentre la città intera festeggia la morte del “caro” Mbà Rocchetidde, da un decennio simbolo del Carnevale rubastino.

Foto: (1)Archivio ilSedente, (2)Tommaso Altamura

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Note   [ + ]

1. F. Di Palo, Passione e Morte. La storia, i suoni, le immagini della Settimana Santa a Ruvo di Puglia, Fasano, 1994, p. 176
2. F. Di Palo, Passione e Morte. (cit.), p. 180
3. F.A. Bernardi, L’Arciconfraternita del Carmine di Ruvo di Puglia. Storia di un sodalizio, storia di una città, in La chiesa e l’Arciconfraternita del Carmine a Ruvo di Puglia, a cura di C. Bucci, Terlizzi, 2013, p. 17
4. F. Di Palo, La Chiesa e il Convento del Santissimo Rosario (S. Domenico) a Ruvo, Fasano, 1998, p. 154
5. F. Di Palo, Episodi di committenza confraternale. Arredi e sculture della chiesa del Carmine a Ruvo di Puglia, in La chiesa e l’arciconfraternita del Carmine (cit.), p. 154
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