Tradizioni e devozioni in onore di San Cleto

Foto di Enzo Paparella. Tratta da www.confraternitapurgatorio.it
Foto di Enzo Paparella. Tratta da www.confraternitapurgatorio.it

Terzo sul soglio pontificio e primo leggendario Vescovo della Diocesi rubastina, San Cleto è da secoli patrono della città di Ruvo. Degli antichi riti in onore del Santo, rimangono oggi solo poche testimonianze.

Comunissimo nell’onomastica ruvese, il nome Cleto appare per la prima volta nel 1478, annotato nel Registro dei Battesimi conservato in Cattedrale. Ciò testimonierebbe un culto locale già esistente e abbastanza radicato.

(da sinistra) S. Pietro, Mons. Bello, S. CLETO, S. Biagio. Sullo sfondo la Cattedrale. Particolare di G. Valerio, La Chiesa in cammino verso il Redentore, chiesa del Redentore
(da sinistra) S. Pietro, Mons. Bello, S. CLETO, S. Biagio. Sullo sfondo la Cattedrale. Particolare da G. Valerio, La Chiesa in cammino verso il Redentore, chiesa del Redentore

Nel 1656 Sancti Cleti Pontificis venne invocato, insieme a San Biagio, protettore della città, e San Nicola, protettore della Terra di Bari, per proteggere la città di Ruvo dall’epidemia di peste che investì in quegli anni il Regno di Napoli. Le statue dei tre Santi vennero portate in processione per poi essere collocate sulla Porta Noè acciò come forte rocche la defendano da ogni pericolo. Per assicurarsi la protezione dei Santi si stabilì, inoltre, l’obbligo per l’Università di donare annualmente 20 ducati nel giorno delle rispettive feste religiose da impiegare per ripare le chiese, abbellire le icone o per acquistare paramenti sacri.

Risale probabilmente a questo Voto uno dei riti che in passato si svolgevano nel giorno di San Cleto. Ogni 26 aprile, e solo in quella data, veniva aperta al pubblico dall’alba al tramonto la cisterna romana nota come “Grotta di San Cleto” posta al di sotto della navata dedicata al Santo della chiesa del Purgatorio. Al termine della Messa solenne, il Sindaco scendeva nella Grotta e rendeva omaggio alla statua in pietra del Santo, donandogli un mazzo di garofani rossi. La tradizione, abbandonata per alcuni decenni, fu ripresa negli anni ’80 durante l’episcopato di Mons. Antonio Bello ma fu subito dimenticata.

novenaLa festa era probabilmente preceduta da un solenne novenario durante il quale si recitavano le orazioni contenute in un libretto, non datato, intitolato “Novena del Glorioso San Cleto. Primo Vescovo di Ruvo”. La preghiera dedicata al Santo riprende la tradizione che vuole San Cleto primo Pastore della Diocesi di Ruvo:

Gloriosissimo nostro S. CLETO […] ai nostri padri, ciechi e depauperati dalla colpa, tu il primo apristi gli occhi alla luce dell’Evangelo. […] Una volta ti aggiravi solingo e furtivo per le nostre campagne benedette da’ tuoi passi e dai tuoi sudori, a simiglianza del Divin Pastore che va in cerca delle pecorelle smarrite.

Degna di nota sul piano liturgico è anche l’Orazione panegirica in onore del glorioso San Cleto Papa e Martire del padre agostiniano Vincenzo Aurelio Mancini, tenuta in Ruvo nella Chiesa del Purgatorio, ed edita a Molfetta nel 1890.

In quegli anni il padre agostiniano Mancini era abbastanza noto nella Terra di Bari per i suoi lunghi panegirici in onore della Vergine e dei Santi nelle cui ricorrenze era invitato dai parroci delle chiese principali della provincia. Tra la sua produzione ritroviamo l’Orazione panegirica del glorioso vescovo irlandese San Cataldo protettore di Corato e Taranto recitata nella cattedrale di Corato il 1889, l’orazione Per la Festa centenaria dell’apparizione della Madre Addolorata che salva Modugno da orde di facinorosi il 10 Marzo del 1899, l’Orazione panegirica sulla incoronazione della Madonna del Pozzo recitata il 20 maggio in Capurso di Bari l’anno 1898.

Oggi il progresso e il passare dei secoli hanno fatto quasi cancellare la devozione dei ruvesi nei confronti del loro primo Patrono. Nel giorno del Santo viene aperta la Grotta e si tiene una S. Messa ma dei solenni festeggiamenti e delle antiche consutedini non vi è più traccia. Restano a perenne ricordo le numerosissime testimonianze artistiche presenti in quasi tutte le chiese ruvesi.

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Si ringrazia Cleto Bucci per i ricordi e le note storiche. // Note sul Voto Solenne del 1656 tratte da: F.A. BERNARDI, Una strage evitata: Ruvo e la pestilenza del 1656, in Luce e Vita Documentazione 2010/2, pp. 84-85

La Novena del Glorioso San Cleto è conservata nella Biblioteca Diocesana A. Marena di Bitonto.

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