Testimonianze della devozione all’Immacolata a Ruvo tra XVI e XVIII secolo

M. Capotorti, Immacolata e Santi (cfr v. nota 4)
M. Capotorti, Immacolata e Santi (vedi nota 4)

Non possono che essere numerose le testimonianze che nel corso dei secoli sono state espressione del culto mariano per eccellenza, quello alla Vergine Immacolata.

Risalgono al 1589 le uniche tracce dell’esistenza a Ruvo di una confraternita dedita al culto dell’Immacolata Concezione. Nella relatio ad limina del vescovo Gaspare Pasquale è annotato che la confraternita elargiva annualmente una dote per  il “maritaggio” di una ragazza povera della città. La confraternita doveva sicuramente godere di una certa floridezza economica, come verificato dallo stesso vescovo che la contrappose alle più povere congreghe di San Rocco e di San Cleto.

E’ assai probabile che la confraternita sia nata in seguito all’opera di promozione della devozione mariana che venne promossa nelle diocesi dopo il Concilio di Trento. Le relatio null’altro ci dicono in merito alla chiesa in cui officiava o alla sua data di fondazione.

La congrega sicuramente venne sciolta prima del 1606, come deducibile dalla visita ad limina del vescovo Giuseppe Saluzzi dello stesso anno, che non menziona più la confraternita tra i sodalizi cittadini attivi. (1)

Un’altra interessante notizia è riportata su un manoscritto sulla Storia di Ruvo, redatto prima del 1870 da Francesco Paolo Chieco. Lo studioso appunta che, mentre su Porta Noè vi erano le statue di San Nicola (patrono della Terra di Bari), di San Cleto (patrono di Ruvo) e di San Biagio (protettore di Ruvo), sull’antica Porta Castello vi era una statua della Vergine Immacolata posta a protezione della città, come avvenne su Porta Baresana a Bitonto nel 1834. (2)

Importantissima ma purtroppo scomparsa è la statua della Vergine Immacolata, rubata nel 1974 dal Santuario della Madonna delle Grazie. La statua lignea era databile tra il XVII e il XVIII secolo e rappresentava Maria secondo i canoni tradizionali (in piedi su una nuvola, con le mani giunte e con il piede sul capo del serpente tentatore). Secondo Carmelo Cipriani, la statua mostrava chiare analogie con le sculture del napoletano Nicola Fumo. (3)

Risale alla seconda metà del settecento il grande affresco della Vergine e Santi francescani, che chiude il ciclo pittorico del chiostro del convento dei Minori Osservanti di Sant’Angelo. Il culto a Maria Immacolata fu centrale per i Francescani, in contrasto con il negazionismo protestante. L’affresco raffigura la Vergine, raffigurata secondo l’iconografia ormai consolidata con ampio mantello ceruleo e mani giunte, tra i santi Francesco, Antonio, Bonaventura, Ludovico da Tolosa, Bernardino da Siena e altri dell’ordine francescano. Il cicloè stato attribuito dal Di Palo a Michelangelo Capotorti (1738-1823), di Rutigliano ma attivo a Molfetta. (4)

Nella chiesa del convento è, inoltre, posta anche una statua della Vergine, forse opera del Brudaglio. (5)

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(1) F. Bernardi, Il Santuario della Madonna delle Grazie. Note Storiche, in Il Santuario della Madonna delle Grazie a Ruvo di Puglia, a cura di C. Bucci, CSL Pegasus Edizioni, Terlizzi, 2012, p. 20, nota 21; L. Palumbo, L’isolamento dei vescovi del Mezzogiorno tra ’600 e ’700. Il caso della diocesi di Ruvo, in «Rivista di Scienze Religiose», V (1991), p. 94-95

(2) Notizie fornite da Cleto Bucci

(3) C. Cipriani, Il Santuario della Madonna delle Grazie. Tra arte e fede, in Il Santuario della Madonna delle Grazie a Ruvo di Puglia, a cura di C. Bucci, cit., p. 112

(4) F. Di Palo, Si Quaeris Miracula. Devozione, “Immagine” e immagini di S. Antonio di Padova nella Diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, in Culto, devozione e immagine di Sant’Antonio di Padova nella Diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, a cura di O. Grieco, La Nuova Mezzina, Molfetta, 2012, p. 52-53

(5) Sulla statua si veda: http://www.ilsedente.it/1739/le-statue-dellimmacolata-della-chiesa-di-s-angelo-e-della-chiesa-del-redentore/

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