San Rocco e la peste a Ruvo

Nota della redazione: fino al prossimo mese di settembre, ilSedente pubblicherà solo aggiornamenti sporadici. Per tutte le notizie sulle feste a Ruvo vi rimandiamo alla pagina Calendario.

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Santi Rocco, Gennaro e Antonio di Padova (XVII sec.)
Santi Rocco, Gennaro e Antonio di Padova (XVII sec.)

Il culto di san Rocco è da sempre molto sentito a Ruvo e le sue origini risalgono ai focolai di peste che nel 1502, durante la guerra franco-spagnola, colpirono Ruvo e le città vicine.

Una tradizione popolare vuole, infatti, che il santo, con le fattezze di un umile pellegrino, sia apparso al vescovo Spalluzzi e al primo magistrato cittadino invitandoli a rimanere in città perchè egli sarebbe stato intercessore presso Dio per debellare il morbo.

Con la fine della peste, per ringraziare il santo della protezione accordata a Ruvo, venne eretto un tempietto inaugurato nel 1503 e successivamente sostituito dall’odierno, ultimato nel 1576. In questa chiesa fu eretta la confraternita dedicato al santo di Montpellier, tuttora attiva.

Anche nel secolo successivo il glorioso san Rocco fu invocato come intercessore per liberare la città dalla pestilenza che colpì Ruvo nel 1656.

L’Universitas decise di fare voto a san Nicola di Bari, a san Cleto, a san Biagio e a san Rocco per chiedere la fine del contagio. Si stabilì di donare 20 ducati annui nel giorno della festa del santo da utilizzare per la riparazione della chiesa, per l’abbellimento delle icone o per l’acquisto di paramenti sacri. Anche questo voto riuscì a liberare la città insieme all’azione salvifica dei Deputati della Salute dell’Università rubastina.

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Sulla peste a Ruvo nel 1656 si veda: F.A. BERNARDI, Una strage evitata: Ruvo e la pestilenza del 1656, in Luce e Vita Documentazione 2010/2, pp. 75-96

Immagine tratta da: AA.VV., Culto, devozione e immagine di Sant’Antonio di Padova nella Diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, La Nuova Mezzina, Molfetta, 2012, p. 64

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