Il magnanimo San Vincenzo Ferrer della chiesa di San Domenico a Ruvo di Puglia

San Vincenzo Ferrer, chiesa di San Domenico, RuvoIl 5 aprile la chiesa commemora san Vincenzo Ferrer, uno dei “campioni” dell’Ordine dei Predicatori. Il santo, nato in Spagna, fu instancabile viaggiatore tra le città e le strade dell’Occidente. Con fare tumultuoso predicava la religione cattolica facendo continuo riferimento all’anticristo e alla fine dei tempi, tanto che finì per autodefinirsi “l’angelo dell’Apocalisse”. La devozione popolare a questo santo spagnolo fu subito molto forte: nel corso del suo processo di canonizzazione furono registrati più di ottanta miracoli. Fu la diffusa presenza domenicana a far attecchire subito in Spagna, Francia e nell’Italia meridionale il culto a questo santo, come avvenne anche a Ruvo nella chiesa di san Domenico.

Da un inventario del 1809, redatto in previsione della soppressione del convento dei Domenicani, emerge che in uno degli altari laterali (il secondo a destra) vi si venerava la tela di san Vincenzo(1). Sullo sfondo di un paesaggio, vi è raffigurato il Santo domenicano, con gli abiti dell’ordine, alato e con una fiammella sul capo. Regge con la mano destra un libro aperto e leva in alto l’indice, indicando un angelo in volo che suona la tromba del giudizio finale, diretto verso la croce posta al culmine della composizione(2).

 

La tela, risalente al XVII secolo, è opera di un ignoto pittore meridionale forse riconoscibile nel chierico bitontino Nicola Gliri. Il quadro fu trafugato nella notte tra il 30 e il 31 luglio 1991 dalla sede della Confraternita della Purificazione-Addolorata in cui era temporaneamente collocato in attesa della conclusione dei restauri della chiesa. Insieme a questa tela, fu sottratta anche la pala della Purificazione della Vergine. Entrambe le opere, e anche due ovali raffiguranti san Giacinto e san Giovanni Battista, furono ritrovate a Modena dalla Squadra Mobile della città.

Per il fatto fu denunciato un autista di origini ruvesi. Le tele erano state tagliate dalle cornici e subirono alcuni danni durante il trasporto. Col ritorno in San Domenico, l’immagine di san Vincenzo fu collocata sulla parete sinistra della chiesa, tra la cappella della Desolata e quella dell’Addolorata.

Se nell’antica chiesa domenicana il culto era incentrato sulla tela, col passare dei secoli la devozione cittadina si direzionò su una espressiva statua vestita ancora oggi venerata nella chiesa di largo Porta Noè. La statua fu donata dall’estinta famiglia Passari(3) ed era adornata da un diadema e da quattro angioletti(4) oggi non più presenti. L’effige era esposta nella nicchia a destra dell’Altare maggiore, oggi occupata dalla statua lignea del Sacro Cuore, mentre al presente è posta nel primo altare del lato sinistro (in passato altare della Madonna delle Grazie del Santafede(5)).

Il santo è raffigurato nel consueto abito domenicano: nella mano destra ha una tromba e nella sinistra un libro chiuso. Il viso, estatico e “arrossato” sulle guance, è contornato da riccioluti capelli castani e sul capo vi è la usuale fiamma ardente, simbolo dell’ispirazione divina della sua predicazione.

La statua veniva portata in processione in città ed era molto venerata dai ruvesi. Nel 1884 fu condotta insieme all’effige di san Cataldo al vespro di domenica 1° Giugno(6) mentre diverse volte fu “richiamata” in periodi di siccità per invocare l’arrivo della pioggia.

Annota questi riti Domenico Andrea Lojodice nella monografia in francese “Paysan Cultivateur de Ruvo di Puglia” edita nel 1908. Scrive il Lojodice:

“Tous, au moment des grandes sécheresses de l’été, prennent part à l’étrange procession des pénitents: hommes et femmes poussent des cris et des lamentations, en faisant des gestes de bras vers la statue de saint Vincent, pour obtenir la pluie.”

“Tutti, al momenti della grande siccità estiva, prendono parte alla strana processione dei penitenti: uomini e donna gridano e si lamentano con gesti di braccia verso la statua di san Vincenzo, per ottenere la pioggia.”(7)

Il potere “meteorologico” del santo non riguardava solo la nostra città di Ruvo ma era alquanto universale. Come, infatti, riporta il padre domenicano Antonio Teoli nella sua “Storia della vita e del culto di S. Vincenzo Ferreri”:

Più bello ancora comparisce il fatto in un altra villa del medesimo regno (ndr francese) distante lega dalla terra di Alcoy veneravasi quivi una immagine di S. Vincenzo Ferreri a cui processionalmente il popolo di Alcoy in di siccità o di qualunque altro consimile flagello ne riportava le grazie bramate dopo di avere ivi la messa in un altare portatile ad onore del santo. Un anno tra gli altri fu si pronto S. Vincenzo ad esaudirli che nel tempo stesso in cui il popolo erasi adunato nel campo per ascoltare la messa incominciò a piovere e diluviare dimanierachè senza potersi ivi celebrare furono costretti a ritornarsene in Alcoy tutti inzuppati d’acqua.

Oggi la generosità di san Vincenzo Ferrer è stata quasi del tutto dimenticata: resta nei ricordi dei più anziani la fastosità delle celebrazioni in suo onore nella chiesa di San Domenico e rimangono a imperituro ricordo le sue belle raffigurazioni artistiche.

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Note   [ + ]

1. F. Di Palo, La Chiesa e il Convento del Santissimo Rosario (S. Domenico) a Ruvo, Fasano, 1998, p. 100
2. F. Di Palo, Cielo e Terra, Percorsi dell’arte sacra, dell’iconografia, della devozione, della committenza a Corato, Ruvo e Terlizzi tra ‘500 e ‘700, Terlizzi, 1999, p. 184
3. V. Pellegrini, Ruvo Sacra, Fasano, 1994, p. 135
4. F. Di Palo, La Chiesa e il Convento del Santissimo Rosario (S. Domenico) a Ruvo, cit., p. 102
5. F. Di Palo, La Chiesa di S. Domenico in Ruvo: guida storico-artistica, Terlizzi 2005, p. 28
6. Archivio Confraternita del Purgatorio, Pratiche relative al Culto, Comunicazione del 31 Maggio 1884
7. D. A. Lojodice, Paysan cultivateur de Ruvo di Puglia (Province de Bari, Italie), Parigi, 1908, p. 11
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